Roberto Doati
70 viti da legno (1990-91)


Attraverso un percorso casuale (il gioco) ricevo come  vincita da un amico cageano
70 viti da legno, che rappresentano la sua visione del compositore di musica sintetica.
Come le viti inserite fra le corde del pianoforte preparato di Cage, in quest’opera 70 difoni della lingua italiana sono stati gridati sulle corde di un pianoforte, dando
vita a risonanze che, grazie alla modalità di produzione, presentano un carattere
vocale. Questo materiale, naturale o trasformato da filtri, trasposizioni e missaggi
complessi, è affiancato da suoni sintetici scelti in uno spazio timbrico i cui estremi
sono rumore colorato e spettri quasi armonici.
La forma ricalca 4’33” di John Cage. Essa è infatti costituita da tre parti della stessa
durata di quelle del famoso pezzo di “silenzio”. La prima è un unico grande crescendo
di materiali omogenei. La seconda è un movimento centripeto: l’articolazione
interna degli ultimi suoni evoca quella formale dell’intera parte (da una grande densità
di materiali non omogenei a una rarefazione desolata). Nella terza parte suoni
concreti (risonanze di pianoforte, difoni) e suoni sintetici si fondono e si trasformano
fino a divenire creature timbricamente ambigue. All’interno di ogni sezione il
materiale è stato ordinato utilizzando programmi, appositamente realizzati, di generazione
pseudo-casuale degli eventi sonori. Ciascun programma è progettatto per
produrre organizzazioni formali specifiche: sequenze o cluster di suoni molto brevi,
fasce che possono essere anticipate e/o seguite, come una sorta pre-eco o di eco,
da suoni che di esse fanno parte, strutture di suoni collegati fra loro da glissandi,
sequenze molto rarefatte di suoni lunghi. Nella generazione delle diverse strutture i
programmi consentono un certo margine di “scelta”, principalmente in ordine a densità
e durata media dei singoli suoni.